Philip


Le scale erano fredde, come se l'intero inverno fosse racchiuso in quei blocchi di cemento. Philip non poteva entrare, quel portone era chiuso per sempre, nascondendo al suo interno lo scenario di una tragedia che Philip non aveva potuto evitare.
I capelli gli coprivano gli occhi, stanchi di vedere cose che non riuscivano a spiegarsi.
Era solo ora Philip, lo era per davvero, una solitudine che non ti priva solo delle persone, ma anche del tuo stesso futuro.
Una solitudine che Philip non aveva potuto prevedere, ma che lo raggelava, come i grandi scalini che congelavano il suo corpo.
Era stanco, aveva corso tanto per arrivare li, il luogo che aveva cullato la sua creatività. che aveva accresciuto la sua conoscenza, il luogo che lo aveva trasformato in uomo, e che ora era chiuso, dietro un grande portone di legno, nero, come il solo colore che ora i suoi occhi riuscivano a vedere.
Non ci sarebbe mai più entrato Philip, non avrebbe più respirato l'odore della vernice, non avrebbe più ammirato le luci dei flash, non avrebbe più consumato matite per i suoi bozzetti, non avrebbe costruito più nulla, con le sue mani. No, non li dentro. Non più.
Rimase su quei blocchi di cemento, scalfiti dagli anni, a guardare quel poco che aveva davanti, dando le spalle a quel portone che non si sarebbe mai più aperto, e che aveva portato via troppa gente in una sola notte, e con essi tutti i sogni di Philip.
Accese un'altra sigaretta, e continuò a rimanere li al freddo, come se quello fosse l'unico modo per espiare ogni sua colpa, come se quello fosse il suo limbo, da cui non sarebbe più potuto uscire.

Testo: Gabriele Del Buono
Photo: Alasdair McLellan
Philip Philip Reviewed by Gabriele Del Buono on 11/01/2016 Rating: 5

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